Ho appena visto il film Shame e ho deciso di scrivere questa riflessione sul tema porno dipendenza, emotività repressa e sofferenza.
Questo credo sia uno dei primi film in cui si racconta il fenomeno della dipendenza da pornografia e da sesso, in una maniera anche abbastanza realistica. Il film, inoltre, mostra alcuni tra i punti dolenti della vita interiore del pornodipendente, sebbene sia molto difficile, soprattutto per un occhio disattento e poco avvezzo alla situazione tipica del dipendente, riconoscere questi punti nel film. Questo accade non tanto perché il regista non sia chiaro, quanto perché gli stati d’animo del protagonista vengono magistralmente dipinti da sguardi, musiche e panorami piuttosto che da parole.
Per chi non l’avesse visto, il film racconta uno spaccato della vita di un uomo, Brandon, single trentenne di New York, porno dipendente e sesso dipendente. Il film si snoda all’interno del paesaggio asettico di una New York grigia e nebbiosa, che sembra quasi ricalcare a pieno la vita interiore del protagonista. Infatti, al di là del lavoro, Brandon non ha praticamente rapporti umani degni di nota, a parte la sorella Sissy, con la quale ha un rapporto burrascoso e conflittuale. La sua vita privata si svolge in sostanza tra un bordello e un altro, locali per gay e incontri a casa sua con prostitute. Quando è solo, Brandon passa il suo tempo su chat erotiche e siti porno di ogni tipo. L’unica “arma” a sua disposizione per sfogare la sua frustrazione e la sua ansia interiore, oltre alla masturbazione e al sesso compulsivi, è la corsa. Tuttavia, quest’attività sportiva non gli consente di fare alcun passo in avanti in termini di benessere interiore. Come chi ha già completato il percorso “In tre Passi” sa bene, nessuna attività sportiva, presa dal suo lato fisico, può sostituirsi o rappresentare una valida alternativa alle pulsioni sessuali. Questo perché stiamo parlando di due tipi di energie completamente diverse. Continua a leggere
